Alessandro's profileQuando il bizantinismo d...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    January 06

    Torino

    Era un bel po' che non venivo più qui. Non pensavo che l'avrei mai detto, ma la prima cosa che ho pensato fuori da Porta Nuova è stata... mi mancavi. Non so spiegarlo, una strana sensazione... simile a un ritorno a casa, ma anche totalmente diversa. Caspita, mi so spiegare proprio bene...
    Mi sono guardato intorno e, Thy Majestie nelle cuffie, mi sono incamminato a piedi verso casa e ho gustato Torino. Non saprei dirlo diversamente, era come se tutta la mia attezione fosse per la città, più per il tragitto che per la méta, come se ogni immagine celasse qualcosa... probabilmente sono i ricordi che oramai sono qui, indissolubili... casa di pol, di albe, di ele, di franci & ali, il Porkiss... e poi ovviamente Tani, sempre lì accanto.
     
    In conclusione... una bella sensazione, davvero.
    November 27

    PREPARE FOR WAR

    Si prosegue...

     

     

    Non ci sarebbe stato riposo, quella notte. O, almeno, non per Edgar. Nelle altre stanze la luna impicciona spiava avida il talamo di Vincent e Ymria, e cullava Zorst nel sonno più profondo, mentre in questa camera osservava sospettosa il mago, appoggiato alla finestra a fissare negli occhi la notte, perdendosi nell’oscurità di Morgernstern. Edgar soffriva di una terribile malattia incurabile: la malinconia.

    Nelle belle notti di luna, quando l’intera città era avvolta nel velo del sonno più profondo, si ritrovava a pensare ai giorni andati, quando erano solo lui e il suo vecchio amico Vincent.

    …proprio come ora…

    …ah, quella volta! Quando non erano altro che dei ragazzi in cerca di avventure, e avevano trovato una richiesta di informazioni sul covo dei contrabbandieri da parte della polizia, ricompensabile con 20 geld! Che bei ricordi, quand’erano finiti DENTRO il covo della banda, riuscendo a cavarsela grazie solo alla velocità delle loro gambe!

    …oppure quella volta che, per 12 geld, erano stati assunti come parte della guardia di una carovana diretta ad una città ad est, ed avevano dovuto fronteggiare un assalto degli orchi!

    …o come dimenticare quando, per 2 geld a testa, avevano ripulito lo scantinato del Drago Purpureo dall’infestazione di topi, scoprendo quella botola segreta?

    Edgar si riprese un attimo dai ricordi. Sapeva di dover dormire, ma la sua mente non accusava il minimo segno di stanchezza… cosa che invece avrebbe sicuramente fatto il giorno dopo.

    Il mago si sdraiò sul letto, braccia incrociate dietro la testa, osservando il soffitto.

    Tutto nella sua vita aveva sempre avuto un prezzo. Vendeva le proprie capacità al miglior offerente ogni giorno, solo per poter sopravvivere fino al giorno successivo… quando le avrebbe vendute di nuovo. Sotto certi punti di vista, era deprimente: si vendeva come le puttane che aveva visto nella sala di quella misera osteria.

    Una parte di lui gli diceva che non era così, che la faccenda era diversa, che la gente lo pagava per le sue capacità dandogli incarichi interessanti e ben remunerativi.

     

    …in fondo, non molto diversamente da quelle sgualdrine…

     

     

    <Una colazione abbondante Myrk… per tutti e quattro!>

    <Certo, messer Vincent. Potrei… sconsigliare a Zorst la birra di primo mattino?>

    Povero Myrk. Era l’unico locandiere in tutta Morgernstern ad avere cura dei sui clienti e sebbene l’idea fosse quantomeno ammirevole, in una topaia come quella era assolutamente fuori luogo.

    Lo sguardo irato dell’enorme guerriero non si fece attendere.

    <Non lo sai, Myrk? L’acqua arrugginisce il ferro. Pensi che sia meno dannosa per il nostro stomaco? Dammi retta, vecchio mio, è meglio bere birra! Comunque, se sei ancora dubbioso, comincia a portarmi una pinta e poi potremo continuare il nostro discorso.>

    L’oste si allontanò scuotendo il capo. Quel berserker era una causa persa… tanto valeva dargli la sua stramaledetta pinta.

    <Allora, che genere di incarico cercheremo?>

    La domanda di Ymria era ovvia, ed era anche la più terribile. “Ti prego, fa che non ricomincino…”

    Ma le preghiere di Vincent caddero nel vuoto.

    <Ma è naturale, uno dove si usino i muscoli!>

    Purtroppo, anche la risposta di Zorst era prevedibile. Si prospettava tempesta, al Maiale Pezzato.

    <Non preferiresti usare l’astuzia, ogni tanto? Usciamo reduci da un assalto frontale, e tu ne cerchi un altro?>

    <Il lavoretto di cui parli è stato qualche settimana fa… quasi non mi ricordo più di averlo fatto!>

    <Fatti vedere da un medico bravo, allora!>

    Ymria e Zorst avrebbero potuto battibeccare sull’argomento per ore, continuando a chiedersi se fosse meglio l’astuzia o la forza. Quel giorno però, Vincent non aveva alcuna voglia di perderci la mattinata (come invece puntualmente accadeva) e così sbottò.

    <Piantatela, tutti e due. Come al solito, cercheremo il lavoro più interessante e più redditizio. E’ mai possibile che dobbiate ripetere la stessa scena ogni volta?>

    Zorst lo ascoltò sbuffando, e quando terminò la frase tornò imbronciato alla sua pinta. Stranamente, stavolta anche Ymria si calmò in fretta, ma non prima di averlo incenerito con un’occhiataccia.

    Finita la colazione, il colorito gruppetto uscì dalla locanda e attraversò il mercato scoperto della città diretto alla piazza centrale di Morgenstern. La città era più viva che mai, un tripudio di colori e suoni, di facce e voci. Il maglio di Thorek che si abbatteva su una nuova spada, Elena che dall’altra parte della strada guardava con divertimento, dalla soglia della sua erboristeria, le contrattazioni tra un giovane mascherato e un rispettabile mercante per una mascella di mannaro, Faustus che in fondo alla via stava abbindolando dei nuovi clienti con un’armatura scadente, farneticando qualcosa su una presunta fattura nanica, dei  ragazzini che gli sciamavano intorno, giocando a chissà quale gioco.

    Una volta arrivati nella piazza centrale, i quattro avventurieri iniziarono a scartabellare tra i fogli appesi in bacheca.

    <Viaggio suicida verso sud… gatto smarrito… viaggio ancor più suicida verso nord… fanciulla rapita…carovana da proteggere… tombola!>

    Vincent strappò un foglietto dalla bacheca, mostrandolo trionfante ai compagni.

    <Ci siamo, ragazzi. Vi presento il nostro nuovo lavoro!>

     

     

    <La foresta di Spira?!? Ma sei impazzito?!?>

    Ymria era paonazza in volto. Le succedeva sempre, quando era arrabbiata… e in questo momento lo era. Fissava gli occhi di Vincent orgogliosa, quasi sprezzante, attendendo la sua risposta.

    <Perché no? Preferite… dov’era l’annuncio…ecco! Dicevo, preferite “recuperare il mio gattino minù che è scappato da casa”? Oppure… “andare a nord a prendere un po’ di demoni a calci nel…” beh, avete capito. Ragazzi, questa è l’unica offerta con una buona paga e discrete possibilità di successo, e se vogliamo partire in fretta dobbiamo accettarla. E poi, che volete mai che sia la foresta di Spira?>

    L’ultima frase fu pronunciata sorridendo, ma Vincent si accorse subito che gli altri tre volti erano tutt’altro che rilassati.

    <Spira…> Edgar iniziò a torturarsi il pizzetto, come faceva ogni volta che doveva concentrarsi. Poi esordì, dicendo:

    <Su Spira si narrano fatti strani, mio buon amico. Si narra che tempo e spazio lì abbiano scarso valore e che, mentre tra quegli strani alberi è trascorsa una manciata di ore, nel resto del mondo siano passati anni. Si dice anche che, poiché non vi sono più elfi, la foresta stia lentamente cedendo ai poteri oscuri, e stia iniziando a sputare fuori creature venute dai peggiori incubi dell’inferno stesso. Non saprei, miei coraggiosi compagni, è un’impresa rischiosa.>

    Silenzio. Occhi nervosi fissavano facce nervose.

    <Al diavolo> esclamò Zorst sorridendo <se ci sono i peggiori mostri del mondo io DEVO assolutamente affrontarli. Non sia mai che Zorst Ironhand si tiri indietro da una bella zuffa! Capo, contami pure!>

    Vincent osservò soddisfatto l’uomo del Nord, poi tornò ad osservare gli altri due.

    <Andiamo,> disse <cosa sono quelle facce? Se avete paura di una foresta e delle sue quattro bestiacce fareste meglio a mollare entrambi le avventure e a cominciare a servire in una comoda locanda. Ma vi siete visti?!? Edgar, proprio ieri sera mi hai implorato di portarti via da quella bettola e ora che hai davanti a te un po’ d’azione ti giri dall’altra parte fingi di non vederla? Bel ringraziamento! Ma se non te la senti ti capisco… lascia pure a noi Spira, e torna a vedere la vita che ti sfugge dalle dita davanti ad un altro boccale… proprio come fanno i vecchi e i pazzi. E tu Ymria… non mi dirai che lasceresti tutto il divertimento a Zorst? Forse aveva ragione lui… stattene a casa, e lascia che siano gli uomini a fare le cose difficili.>

    L’avventuriero lasciò sedimentare con calma le frasi nelle menti dei suoi due compagni. Entrambi erano stati punti nel vivo, ma non gli avrebbero concesso un’immediata vittoria: avrebbero finto di pensarci attentamente, di soppesare la faccenda e di decidere a malincuore… come sempre.

    Ymria lo fissò, e stancamente disse

    <…dicci almeno cosa richiede il lavoro.>

    Perfetto. Avevano ceduto.

    <Allora…> cominciò Vincent <qui dice: “Ricercato Markus Tirste; taglia di 400 geld se portato al Palazzo Imperiale vivo o morto, ma comunque chiaramente riconoscibile. Il soggetto è di media statura, carnagione chiara e occhi viola. Attenzione, soggetto particolarmente pericoloso”. Insomma, sembra un lavoretto facile facile, in quattro contro uno. Che ne dite di prendere l’equipaggiamento e partire?>

    Gli altri tre si guardarono l’un l’altro, lievemente rincuorati e si diressero alla locanda. Era tempo di lavorare.

     

     

    Myrk vide tornare il drappello di squinternati. Sembravano felici. Buon per loro, pensò il vecchio. Speriamo che non si facciano uccidere.

     

     

    Usciti dalla città, i quattro erano diventati delle altre persone; da buoni professionisti, sapevano che non esiste un “lavoro facile”… almeno, non se vuoi restare in vita.

    Ognuno di loro aveva oramai i suoi personali “riti” con cui prepararsi all’azione, un vero e proprio misto di usanze ripetute da anni e di scaramanzia… o religione, che dir si voglia.

    Il silenzio era rotto dal ritmico sbattere dell’enorme ascia bipenne di Zorst contro il suo mantello di pelle di troll, mentre il guerriero nordico invocava silenziosamente le sue divinità protettrici (anche se era solito dire che “gli dèi aiutano chi sa far da sé”); Edgar ripassava mentalmente le parole di potere che usava per controllare il ghiaccio, mentre le sue mani correvano rapide e nervose alle fiale che aveva creato, disposte nella cintura: manipolare la magia non era mai compito da poco, persino col più piccolo degli incanti, e il mago lo sapeva. L’ombra di Ymria percorreva inquieta la testa del gruppo, mentre la ragazza si sistemava distrattamente il corpetto di cuoio. Odiava l’attesa dell’azione… era come un pugno in pieno stomaco che lasciava storditi e anelanti per qualcosa, qualunque cosa che il destino (o chi per lui) avesse voluto rivelarci.

    Il silenzio più strano di tutti era sempre quello di Vincent; nessuno avrebbe mai creduto che un simile oratore sarebbe riuscito a tenere la bocca chiusa per più di qualche istante… e invece il guerriero pensava. Anzi, ricordava. Donava un minuto prima di ogni viaggio a ricordare gli insegnamenti del vecchio Alehandro riguardo la scherma e non solo. “Sarai orgoglioso di me, vecchio. Ovunque tu sia”.

    Poi tutto fu Spira.

    September 17

    INCIPIT

    Visto che il primo racconto è andato bene (nessun insulto era il meglio che mi potessi aspettare) metto pure il secondo. In realtà (come da titolo) è un breve intro di un'avventura che sta proseguendo. Enjoy or ignore, you have the key ;)
     
     
     

    <Cosa credi di fare, sacco di immondizia?>

    <Non è quello che ti chiedeva sempre tua madre quando aveva dei clienti?>

    <Bastardo! Che diav…>

    Dio, quanto odiava le risse. Forse persino più di quanto odiasse le fetide taverne in cui si svolgevano. Si girò sullo sgabello, e appoggiandosi al bancone gettò svogliatamente un’occhiata intorno a sè.

    La locanda del Maiale Pezzato era un postaccio di prima qualità, bazzicata esclusivamente dagli individui peggiori di tutta Morgenstern. Ladri, stupratori, assassini… tutti i soggetti presenti in una taverna normale erano lì, ma avevano un cifra a tre zeri sulla taglia e almeno sei condanne all’attivo. La luce soffusa, emanata dalle lampade ad olio semispente, dava quel tocco di classe in più all’ambiente, rendendolo (se possibile) ancora più tetro e squallido e illuminando ubriaconi riversi sui tavoli e alcune prostitute avvinghiate agli avventori più “sobri”.

    Laggiù, al tavolo vicino alle scale, Ymria stava abbindolando dei nuovi malcapitati a poker. Poveri scemi. La ragazza non aveva mai perso una partita in vita sua, e aveva dimostrato nei modi più truculenti che le perdite andavano pagate in contanti. E subito.

    Vicino all’ingresso, l’enorme Zorst era assorto nel suo ennesimo boccale di birra. Il metro e ottanta di statura del guerriero nordico era reso molto più impressionante dagli enormi tatuaggi sulle braccia scoperte e dall’elmo ricavato dal teschio di un troll di palude che teneva sempre in testa.

    Di fianco a lui, al bancone, c’era Edgar ammantato nella sua tunica viola, ad osservare con un’intensità spaventosa il fondo della sua tisana, come se facendolo avesse potuto predire il futuro. E in qualche modo, forse, lo fece.

    <Andiamo>

    Vincent si girò di scatto, osservando stranito il mago.

    <Cosa?> fu la risposta del guerriero

    <Ho detto “andiamo”. Sono stufo di perdere le mie giornate chiuso in questa topaia. Dopo quell’avventura nel covo della gilda dei ladri non è più successo nulla.>

    Aveva ragione, il buon Edgar. Quella volta nella Gilda dei ladri era stata memorabile: una lotta di sei uomini contro dodici, terminata con una vittoria così netta! L’unico prezzo erano stati due mercenari assoldati nella piazza centrale della città e qualche ferita per tutti. Poco male: 800 geld si dividevano meglio in quattro che in sei.

    <Ma amico mio,>  replicò il mercenario <con quell’azione semi-suicida abbiamo rimediato abbastanza soldi per riposarci un mese! Non vuoi goderti le tue meritate vacanze?>

    Edgar lo squadrò da sotto il cappuccio della tunica, gli occhi penetranti come dardi di luce nella notte.

    <No>

    Uomo di poche parole, il vecchio Edgar. Poche, ma sempre quelle giuste al momento opportuno.

    <Probabilmente hai ragione.> mormorò Vincent. <Domattina andremo nella piazza centrale e cercheremo un lavoro all’altezza della nostra fama; solo, fammi un favore… vai tu a dire a Ymria che questa è la nostra ultima serata di libertà. Io non posso, ci tengo alla vita>

    Terminò la frase con un lieve sorriso, mentre si alzava e si dirigeva da Zorst, schivando la rissa esplosa in mezzo alla taverna.

    <Allora, guerriero… non sei stufo di far riposare i muscoli?>

    Il berserker non si voltò neppure verso il suo interlocutore, e continuò a fissare divertito l’azzuffata in mezzo al locale.

    <Sono stufo di non guadagnare, capo. E anche di non stare diventando più forte.>

    “Più forte! Se continui ad accumulare muscoli potrai sollevare l’intera locanda!” Questi pensieri vennero espressi da Vincent con un’espressione a metà tra lo stupito e il soddisfatto. Conosceva Zorst da qualche mese, ma aveva imparato a riporvi la più cieca fiducia; sentimento pienamente ricambiato dall’uomo del Nord.

    <Meglio così. Domani cercheremo qualcosa con cui divertirci e riempire le nostre scarselle... sarai dei nostri?>

    Il nerboruto guerriero si girò verso Vincent. Lo osservò divertito, e tirandogli una pacca in pieno petto esclamò:

    <E me lo chiedi, capo?>

    Quindi, senza aggiungere altro, si diresse al bancone dove finì il terzo boccale da un litro della serata. Gran persona, quello Zorst.

    Tutti e tre erano delle gran persone. Vincent osservò Edgar: lo conosceva da quando erano bambini, ed ora erano come fratelli in tutto e per tutto. Il mago era sempre calmo, posato e concentrato… l’esatto opposto del guerriero, irruento ed impulsivo. Questo, però, non faceva altro che migliorare l’affinità tra i due.

    Quanto ad Ymria… erano quasi due anni ormai che lei e Vincent si frequentavano; una ragazza sveglia, come dev’essere ogni persona se vuole sopravvivere a Morgenstern, soprattutto se di sesso femminile. Sapeva perfettamente come usare kunai e shuriken, come molti energumeni avevano scoperto troppo tardi e a loro spese. In più era una splendida ragazza, cosa che non guastava mai sia sul “lavoro” che nella vita privata.

    Vincent si diresse al bancone, dove nel frattempo si erano avvicinati tutti e tre.

    <Allora,> disse guardandoli <troviamoci domani mattina, alle otto, davanti alla locanda. Ora riposiamoci, se gli dèi vogliono cominceremo subito e dovremo essere nel pieno delle forze.>

    Gli altri tre lo osservarono soddisfatti, annuendo, prima di dividersi nelle loro stanze, Ymria con Vincent, Edgar e Zorst nelle singole.

    “Domani potrebbe essere un gran giorno” pensò Vincent mentre serrava il chiavistello “oppure l’ennesima perdita di tempo. Comunque vada… spero proprio che ci sarà da divertirsi”

    L’ultima frase fu accompagnata da un sorriso e da un’occhiata ad Ymria, prima che i due si mettessero a letto.

    September 16

    Racconto

    Bene, cominciamo. Questo mini-raccontino era stato scritto per un forum e ora lo metto qua per far capire più o meno come scrivo. E' abbastanza breve, quindi non dovrebbe annoiarvi troppo ;) l'ambientazione non è nè tolkieniana nè di Warhammer, ma di un piccolo GDR by forum a cui partecipo (indirizzo: http://warhammer.forumfree.net/ ); guardate in fondo alla pagina se volete info più approfondite.
     
     
     

    Lo shuriken passò così vicino al volto di Vincent che egli potè quasi sentirne il freddo metallo. “Per gli Déi, c’è mancato poco…”. Forse attaccare il covo della Gilda dei ladri non era stata una buona idea. Forse essere in sei contro dodici nel loro territorio era stato un suicidio. O forse avrebbe solo dovuto pensare di meno e agire di più. <Olaf, dietro di te!>. Povero Olaf. Dopo una dura vita da taglialegna, finalmente il suo primo lavoro con una paga decente… peccato che fosse dovuto finire con una daga tra le costole. Questi pensieri gli impegnavano la mente… tra un fendente e l’altro, ovviamente. “Fintare a sinistra e colpire a destra”, come gli diceva sempre il suo maestro d’arme; una strategia tanto semplice quanto efficace, come scoprì troppo tardi un povero ladruncolo. Tra le urla e il clamore delle spade, Vincent fece appena in tempo a sentire una breve cantilena dietro di lui, prima che un fulmine magico carbonizzasse altri due avversari e ne buttasse a terra un terzo. “Se Wolfgang continua così sarà una pass…”. Il pensiero gli morì sul nascere, quando vide il mago accasciarsi a terra inerme, con due frecce conficcate nel cranio. “Meglio così”, pensò. Non gli era mai piaciuto quel mago, anche se qualche volta si era rivelato utile. <AAAHH!>. Dannazione, doveva pensare MOLTO meno e agire MOLTO di più! Erano semplici borseggiatori, ma erano armati e il suo avversario gli aveva appena dimostrato che sapeva come usare una lama, provocandogli una brutta ferita alla spalla sinistra. <Lurido figlio di…> Preferendo non insultare il “gentiluomo” dinanzi a lui, Vincent gli fece volare il braccio sinistro diversi metri più in là, tagliato di netto da un fendente verticale al livello della spalla; subito dopo prese fiato e valutò la situazione.La ferita gli impediva di usare il braccio sinistro e con esso lo scudo, Olaf e Wolfgang erano andati e c’erano ancora cinque o sei nemici. Il mercenario sorrise. <Odio i lunedì… CARICAAA!> 

    September 15

    Blog?

    Ho sempre guardato un po' storto i blog... ottimo modo per perdere tempo. E ora sono io a perderci tempo dietro. Beeeene... cazzeggio 1 anatomia 0.
    Boh, temo che la mia mente ristretta non abia niente da dire che non si sappia già, o che non sia già stato ampliamente dibattuto da qualcuno migliore di me (e fidatevi... non ci va molto). Quindi metterò altro.
     
    A tempo perso scrivo. Cazzate, s'intende, ma talvolta sembra pure che abbiano un senso. Mah! Che culo! Quindi ho deciso che condividerò i parti malati della mia mente con chiunque abbia la pazienza di ascoltarli. P.S: se non vi piace il Fantasy, beh... tagliate corto e guardate qualcos'altro; in caso contrario leggetele e qualunque cosa pensiate scrivetela.
    Al massimo non la leggo.
    Cià